Appello per la Cartiera Burgo, opera di P.L.Nervi

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Spett.le Soprintendente Stolfi,
con il presente appello Le segnaliamo le preoccupanti notizie riguardanti la Cartiera Burgo, una delle opere più importanti di Pier Luigi Nervi, nota a livello internazionale. Acquistata dalla Pro-Gest, la struttura cambierà nome, a seguito di un investimento di 150 milioni di euro. Per adeguarsi al tipo a ai ritmi della nuova produzione (carte per ondulatori da imballaggi e packaging), è in atto lo smantellamento del macchinario esistente, nato assieme alla originaria cartiera, che sarà sostituito da una nuova macchina acquistata dalla Valmet, società finlandese specializzata nella produzione di macchine da carta. Ciò comporterà ingenti lavori anche all’edificio: “restyling” dei cavalletti (termine impropriamente usato dagli organi di stampa, non trattandosi di elementi di finitura); rifacimento della copertura; consolidamento del solaio; rifacimento delle facciate.

Nulla è dato sapere dell’incidenza che i lavori avranno sull’architettura e sulle strutture dell’edificio per il quale, fin dal 2013, il Docomomo Italia e la Pier Luigi Nervi Project Association avevano chiesto il vincolo a codesta Soprintendenza. Si ritiene che il provvedimento sia indispensabile per controllare e concordare tutti gli accorgimenti utili a salvaguardare le caratteristiche essenziali dell’opera, pur nel cambiamento dei sistemi e della natura della produzione.

L’edificio progettato e realizzato tra il 1961 e il 1964 da Pier Luigi Nervi con il figlio Antonio a Mantova, per il produttore piemontese di carta Burgo rappresenta un caso singolare all’interno dell’intera produzione del grande ingegnere valtellinese. Sul piano internazionale l’opera è diventata un’icona della risoluzione di un problema funzionale complesso, quale la realizzazione di un unico ambiente lungo 250 metri e largo 30, conformato nella previsione di un futuro raddoppio dell’impianto, caratterizzato da una facciata libera di 160 metri, in cui collocare la macchina studiata dalla Beloit Italia per la produzione della carta. La struttura metallica della copertura e dei montanti delle facciate, oltre che l’ossatura di altri uffici secondari, furono affidati a Gino Covre. L’opera fu realizzata dalle imprese Nervi e Bartoli (Roma) e Antonio Badoni (Lecco).

La macchina fu il cuore e l’anima del progetto, caso forse unico al mondo: edificio e processo produttivo, come sempre nelle opere di Nervi, furono concepiti insieme da un punto di vista funzionale ma anche strutturale, architettonico, estetico, al punto che la cartiera, oltre che sotto il profilo espressivo e spaziale, deve considerarsi particolarmente importante anche quale testimonianza storica di un’organizzazione produttiva che ha animato e conferito significato al territorio.

Tale valore testimoniale sarebbe tanto maggiore quanto più ci si dovesse allontanare dalla destinazione originaria.

Il risultato ottenuto da Nervi è un’architettura singolare in grado di risolvere pienamente le esigenze di funzionalità della committenza con un esito di grande forza che si staglia nettamente nel panorama padano circostante. L’edificio si presenta, nella sua conformazione definitiva, con una struttura principale di sostegno della copertura metallica, progettata da Gino Covre con la Badoni, data da due monumentali telai alti 50 metri in cemento armato, realizzati dalla Nervi e Bartoli con il consueto sistema dei casseri a perdere prefabbricati a terra.

Ogni telaio è caratterizzato da un elemento trasversale superiore della lunghezza di 35,6 metri che contiene gli ancoraggi per le catene di sospensione della copertura, realizzate tramite ferri piatti assemblati e snodati, e che riporta le azioni sui cavalletti perimetrali dalla caratteristica forma «a Y».

Il progetto comprendeva, oltre il fabbricato per la macchina continua, anche un magazzino costruito con il caratteristico sistema a nervature ortogonali ottenute con casseforme in ferrocemento e ponteggio mobile, brevettato da Nervi nel 1949 («Perfezionamento nella costruzione di solette, lastre ed altre strutture cementizie armate», Brevetto 455750 del 23/7/1949 3° completivo al 406296 del 15/4/1943).

Alcuni esemplari unici al mondo di queste casseforme sono stati recentemente ritrovati sul sito della Burgo, restaurati ed esposti in occasione della mostra «Pier Luigi Nervi. Architettura come sfida». E’, pertanto, assolutamente necessario provvedere alla loro conservazione in ambiente idoneo e protetto.

La megastruttura della Burgo resterà un unicum nei progetti di Nervi. Se l’immagine finale è il frutto di una sperimentazione formale inedita nella produzione architettonica dell’ingegnere, il procedimento per la sua realizzazione invece ne riassume il percorso di costruttore: le forme a terra degli elementi prefabbricati, i casseri a perdere e i solai a nervature a ponteggio mobile sono la sintesi di un pensiero costruttivo caratterizzato da razionalità, praticità e intelligenza organizzativa.

La volontà di Nervi di disegnare ogni elemento del processo produttivo si riscontra anche nelle monumentali vasche di decantazione collocate in posizione simbolica all’ingresso della fabbrica. Oltre a essere realizzate con un sistema prefabbricato tipico di Nervi, esse mettono in scena in maniera esemplare il sistema produttivo della carta attraverso l’uso dell’acqua, una vera e propria monumentalizzazione del processo industriale.

Un incendio avvenuto nell’aprile del 1974 frantumò i vetri dell’involucro esterno della fabbrica per via del calore sviluppatosi all’interno. La sostituzione con una più economica lamiera costituisce una modifica del tutto reversibile, che, in ogni caso, non compromette la restituzione dell’opera ai suoi caratteri originari pensati da Pier Luigi Nervi e Gino Covre.

Stato attuale: Lo stato di conservazione attuale è abbastanza buono soprattutto grazie alla continua manutenzione messa in atto dall’Ufficio tecnico interno. Venendo a mancare questo monitoraggio continuo il degrado rischia di manifestarsi rapidamente. Si riscontra qualche distacco di calcestruzzo dalla struttura dei cavalletti e una ossidazione della superficie in calcestruzzo degli stessi sottoposti ai fumi acidi. All’interno i pannelli di copertura in lamiera sono fortemente deteriorati a causa dell’acidità dei fumi della lavorazione della cellulosa.

Idealmente, il vincolo dovrebbe comprendere non solo l’architettura ma anche il processo produttivo. Nell’impossibilità di perseguire tale obiettivo, a causa dei cambiamenti delle condizioni di mercato, il valore della prima, quale testimonianza unica dell’architettura industriale mondiale, esalterebbe la memoria di ciò che in essa si svolgeva.

Un ineludibile cambio di destinazione non costituirebbe, di per sé, un danno irrimediabile, a condizione che siano rispettati i caratteri essenziali che hanno fatto della Cartiera Burgo un’icona dell’architettura mondiale. L’immagine richiama quella d’un ponte che, piuttosto che sormontare un elemento naturale, come un fiume o un vallone, definisce a scala territoriale lo spazio di un’attività umana: due cavalletti inclinati, una sottile copertura sospesa, un involucro trasparente che ne smaterializza lo spazio interno nella dimensione del paesaggio circostante.

La modifica anche di uno solo di questi elementi comprometterebbe in modo irreparabile il delicato equilibrio che ne governa i rapporti reciproci e quelli con il territorio all’intorno, compromettendo una delle opere più significative del patrimonio italiano e della cultura europea.

Do.Co.Mo.Mo. Italia – Associazione italiana per la documentazione e la conservazione degli edifici e dei complessi urbani moderni; AIPAI – Associazione italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale; e la Pier Luigi Nervi Project Association auspicano che codesta Soprintendenza valuti con la tempestività richiesta dalle circostanze, la necessità di tutelare nel modo più efficace la Cartiera Burgo, quale preziosa testimonianza dell’opera di una delle figure più importanti della cultura mondiale d’ogni tempo. Le suddette Associazioni restano disponibili a collaborare con codesto Ministero in ogni forma ritenuta possibile e utile al perseguimento del comune obiettivo di una efficace tutela.

Ugo Carughi

Presidente Docomomo Italia

la lettera è stata indirizzata a

Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici
per le province di Brescia, Cremona e Mantova
Arch. Giuseppe Stolfi

Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo della Lombardia
Dott. Marco Minoja

e p.c. Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo
Direzione Generale Belle Arti e Paesaggio
Dott. Francesco Scoppola

e p.c. Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo

Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane

Arch. Federica Galloni

e p.c. Comune di Mantova

Sindaco Mattia Palazzi