2020|26_Stadio Franchi – Firenze – Aggiornamento 2026

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2023_Il progetto di Riqualificazione

 

Franchi: due anni dopo, il «restyling» mostra il suo vero volto
Il 21 agosto 2024, all’avvio del cantiere, chiedevamo che il Comune di Firenze si fermasse prima di trasformare il restauro dello Stadio Artemio Franchi in qualcosa di radicalmente diverso: la costruzione di un nuovo stadio dentro quello di Pier Luigi Nervi. Due anni dopo, i primi elementi del progetto emergono fisicamente dal cantiere. Non siamo più davanti ai rendering: travi metalliche, nuove gradinate e strutture della copertura stanno entrando nell’immagine reale dell’opera. Ed è ormai sotto gli occhi di tutti ciò che il semplice buon senso avrebbe dovuto suggerire fin dall’inizio.

Nel Franchi struttura e architettura coincidono. Pensilina, gradinate, scale elicoidali, torre Maratona e telai in cemento armato non sono episodi isolati da conservare come reliquie: formano un organismo unitario, ritmato, compiuto. Oggi il contrasto fra quell’organismo e ciò che gli viene sovrapposto appare nella sua evidenza. Per massa, scala e linguaggio, le nuove strutture introducono un secondo edificio, pesante ed estraneo, che inevitabilmente comprime, frammenta e subordina quello di Nervi.

Ma il problema non è soltanto il progetto vincitore. È, prima ancora, il programma che il concorso chiedeva di risolvere. Il Franchi nacque come organismo polifunzionale, per il calcio e l’atletica; la pista e la distanza tra campo e gradinate appartengono alla sua concezione spaziale. Pretendere di trasformarlo in un moderno stadio esclusivamente calcistico, con prossimità al campo, copertura integrale, hospitality, skybox e prestazioni economiche richieste oggi a un impianto di Serie A, significava porre ai concorrenti una contraddizione pressoché insolubile. Qualunque progetto avrebbe dovuto forzare il monumento per farlo corrispondere a una tipologia per la quale non era nato.

Nikolaus Pevsner definì Nervi «the most brilliant artist in reinforced concrete of our time» e nella Storia dell’architettura europea accostò proprio lo Stadio di Firenze alla cappella di Ronchamp di Le Corbusier come espressione di due diverse vie dell’architettura moderna. È questo il livello dell’opera sulla quale stiamo intervenendo.

I 95 milioni di euro destinati dal Ministero della Cultura alla «Riqualificazione dello Stadio Artemio Franchi di Pierluigi Nervi» nel quadro del Piano Strategico Grandi attrattori culturali avrebbero potuto rappresentare un’occasione straordinaria: operare un restauro esemplare, accompagnato da interventi funzionali eleganti, misurati e reversibili. Il Franchi avrebbe potuto diventare una grande arena civica di Firenze: sport, atletica, cultura, eventi, vita pubblica; uno dei grandi monumenti moderni della città finalmente riconosciuto come tale e restituito alla collettività.

Rischiamo invece il peggiore dei compromessi: sacrificare la leggibilità di un capolavoro per ottenere un mediocre stadio «moderno», che moderno fino in fondo non potrà mai essere, concepito per una società calcistica che per anni ha dichiarato di voler costruire un altro impianto e di non credere nella ristrutturazione del Franchi.

Il fatto che il cantiere sia avanzato non trasforma una scelta sbagliata in una scelta inevitabile. Chiediamo al Comune di Firenze, al Ministero della Cultura e a tutti i soggetti responsabili di fermare le ulteriori trasformazioni irreversibili e riesaminare ciò che ancora può essere modificato.

Prima venga il Franchi di Nervi; poi le funzioni compatibili con esso, non il contrario.

La domanda non è come far entrare Nervi in uno stadio contemporaneo. È quale vita contemporanea possiamo dare allo Stadio di Nervi senza cancellarlo.
Pier Luigi Nervi Foundation